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mercoledì 29 giugno 2016

Cortocircuito occidentale vol.3


di Vincenzo Cerulli

"Il sindacalista coglione fa più male all'operaio che al padrone"

Ma Landini quando capirà di stare dal lato sbagliato della storia?
Dice che l'UE "va cambiata", non dobbiamo uscirne, bisogna cambiarla dall'interno. Wow! Che lungimiranza, che presa di posizione coraggiosa! Nitidamente a favore degli operai, difatti è la stessa posizione difesa da famosi Kompagni moderni: Merkel, Hollande, Renzi, Padoan, Juncker, Di Maio, Monti etc etc
Quindi lui sarebbe quello buono e giusto rispetto alla Camusso...
Noi non vediamo differenza alcuna fra i due; piuttosto ridateci Antonio Labriola, Nicola Bombacci e Filippo Corridoni!!!

venerdì 24 giugno 2016

Cortocircuito occidentale vol.2


di Vincenzo Cerulli

Forse mi sono perso qualcosa?
Scusate lettori ma quando Alexis Tsipras portava avanti la lotta all'austerità e si lamentava dell'insostenibilità dell'ingente numero di richiedenti asilo sul territorio greco era un bravo Kompagno che difendeva il proletariato giusto?
Bene, allora perché ora che chiede le stesse identiche cose Nigel Farage questi viene descritto come uno sporco xenofobo disumano nazionalista? Ve lo diciamo noi perché. Questa è la volta buona che a Bruxelles iniziano ad avere veramente paura. Il Regno Unito batte moneta autonomamente, sovranamente, quindi non è ricattabile. Almeno oggi lasciatecelo dire, Dio strabenedica gli inglesi!

venerdì 3 giugno 2016

Una seduta spiritica spiritosa


di Menno Gabel

Lo scorso 13 maggio, ultimo giorno dei Lemuria –la notte di Halloween del calendario romano– a casa Prodi hanno organizzato la consueta seduta spiritica per fornire a Piercarlo Padoan informazioni di prima mano sulle prospettive di sviluppo dell’economia italiana, e per la speranza che uno spirito caritatevole ed esperto potesse suggerire a Gentiloni e alla Mogherini qualche sensata strategia di medio periodo per la politica estera rispettivamente italiana ed europea, con magari un’indiscrezione sul futuro presidente degli States. Dei risultati della serata spiritica è trapelata finora solo una ghiottissima e inattesa sorpresa: la buonanima purgante di Giuseppe Gioacchino Belli ha inoltrato dalle sue sedi transacherontiche un transapocrifo sonetto “a specchio” (con una quartina aggiuntiva dopo le due terzine) su papa Francesco, una pasquinata impressionante che, giuntaci per vie traverse ma  verificate e attendibili (le stesse per intenderci che seppero comunicare il collegamento di Aldo Moro rapito e ancora vivo con Gradoli, via o paese che fosse), condividiamo con i nostri curiosi lettori.


A Roma chi se fa l’affari sua
E poi fa créde d’èsse un sanfrancesco
A daje un nome in schietto romanesco
Se chiama paraculo, bontà sua.

Tra segni da toccasse li cojoni   *
Padre Bergojo è mo’ papa Francesco
Co’ li massoni ch’offrono er rinfresco
Ai gesuiti e a tutti i fratelloni.

Se un Benedetto dice “Me n’andrei”  **
Cor core più sanguigno de ‘na rapa,
Ecco Bergojo ch’a maggior gloria dei  ***

Se fa alliscià’ fino che ce s’arrapa, 
Lui, principe de’ novi farisei,   ****
C’ortre che paraculo è parapapa.  *****

Ognuno è santo alla misura sua:
Tanto piena è ’na botte che un ditale,
Non meno dell’Atlantico un pitale,
noce o nave piena da poppa a prua.

San Carlo Boromeo c’ha ’r Sancarlone   ******
San Pietro ha dato er nome ar sampietrino.   *******
Bergojo, come è scritto ner destino,
Lo chiameranno tutti Ber…gojone.   ********



*   Si allude probabilmente al fulmine che colpì la Cupola di San Pietro nei giorni dell’ultimo conclave, o alla croce crollata con morto in Valcamonica pochi giorni dopo la canonizzazione bergogliana di Karol Wojtyla, o forse alla colomba liberata dal pontefice all’Angelus e assalita da un corvo, auspicio funesto molto significativo dalle parti dell’ Acheronte, e ben degno di essere espiato col volgare rito apotropaico della toccata testicolare.
**   “Il me n’andrei” , secondo uno dei presenti all’evocazione spiritica, sarebbe stato sottolineato dall’anima del  Belli con indicibili sghignazzi e allusioni al ben più travagliato “rifiuto” di Celestino V.
***   Ad maiorem  Dei gloriam  è come si sa uno dei motti dei gesuiti.
****   Inf. XXVII, 85 : la celebre perifrasi dantesca per  Bonifacio VIII.
*****   Parapapa alluderebbe alla presunta dubbia legittimità dell’elezione dell’attuale pontefice: falso papa, pseudopapa
******   Il Sancarlone è la statua colossale (35 m) innalzata ad Arona, nel Novarese, in onore di San Carlo Borromeo.
*******   Il Belli gioca qui con l’antifrasi popolare romana che mette in rapporto semantico l’umile selcio delle pavimentazioni stradali con il ruolo di Pietro come “testata d’angolo” dell’edificio della chiesa cattolica.

******** I puntini di sospensione (che tanto spiacevano a Umberto Eco) sono stati posti per registrare il fatto, testimoniato dai presenti alla seduta spiritica in casa Prodi, che la voce della buon’anima del Belli là avrebbe fatto una lunga pausa irriverente e allusiva spezzando la parola proprio in quel punto. Quindi tre punti non pleonastici voluti proprio dall’autore.

mercoledì 1 giugno 2016

Cortocircuito occidentale vol.1


di Vincenzo Cerulli

"La Germania è la Germania, non può diventare un paese arabo. Tutte queste persone possono essere ospitate solo temporaneamente, alla fine della guerra dovranno tornare nei loro paesi per ricostruirli"
I Benpensanti avranno subito pensato che queste frasi fossero di qualche nazi-fascista moderno tipo Salvini, Grillo, la Le Pen o Farage e compagnia bella; e invece no. Sono tutte parole del Dalai Lama. Occidente in caduta libera.

Fonte: https://www.rt.com/news/344983-dalai-lama-refugee-crisis/

martedì 31 maggio 2016

Ubi solitudinem faciunt pacem appelant


di Menno Gabel

“Ubi solitudinem faciunt, pacem appellant”.
Dove fanno il deserto lo chiamano pace.

Il postcomunista D.O.P. Carlo Petrini di Slow Food cita sui giornali del 31 maggio scorso Tacito e il discorso antiimperialistico di Calgaco per difendere le specificità organolettiche e culturali delle filiere del latte minacciate dall’eliminazione europoide delle quote nazionali di produzione.
Che pena vedere dei residuati della generazione del sessantotto rispolverare le stesse citazioni, a suo tempo orecchiate o suggerite per fare da slogan nelle manifestazioni contro la guerra in Vietnam, per difendere i valori imprescindibili di formaggi fondamentali come il  Caciocavallo di Ciminà o il Fatulì della val Saviore girandosi invece dall’altra parte di fronte all’allegro suicidio etnico, culturale ed economico dei popoli  autoctoni dell’Europa.

No. L’uomo non è ciò che mangia. L’uomo è ciò che rivomita.